Storia di Ciak nelle parole di Wally.
Qualche giorno fa, Ciak aveva una zecca nell’inguine.
Stiamo parlando di 35 kg di anarchico testone travestito da golden retriever ma in realtà con sangue (e carattere!) di pastore tedesco, e con ogni genere di cane cacciatore fra gli avi.
Un anno fa, una cosa ordinaria come togliere una zecca per me sarebbe stato un grosso problema che mi avrebbe mandata in crisi, sia se avessi pensato di doverlo fare da sola, sia se avessi pensato di farlo fare al veterinario, perché il mio cane non se lo sarebbe mai lasciato fare.
Stiamo parlando di un cane ex randagio ed ex abusato che ha come regola di vita “mi-spezzo-ma-non-mi-piego”.
Un cane che, persino in emergenza, si rifiutano tutti di visitare se non c’è l’anestesista.
Un cane a cui alcuni dottori non si sono nemmeno azzardati a fare anche solo la carezza che lui cercava tanto.
Un cane che, quando alla sua (ex) veterinaria – nonché mia veterinaria di fiducia da 25 anni… – ho detto che per una volta volevo provare a non sedarlo, si è dileguata per sempre.
Un cane che, le volte che è stato sedato, abbiamo dovuto tenerlo fermo in tre e aspettare due ore (120 minuti) prima che i sedativi avessero la meglio sul suo istinto di restare vigile.
Un cane che l’unica volta che ha dovuto fare una radiografia d’urgenza, senza esserci riusciti, han tentato di tenerlo fermo in cinque ed è riuscito a divincolarsi, togliersi la museruola e dare una bella legnata coi denti sul braccio a uno.
Un cane, per finire, che una veterinaria ha definito “da legare al calorifero per poterlo visitare”.
Trasponete questa “vivace riottosità” alla manipolazione in generale, pur tenendo conto che con me non manifesta le stesse dinamiche ma mantiene la stessa tenacia, e potete capire perché anche una semplice zecca sarebbe stato un grosso problema anche in un posto molto meno complicato dell’inguine.
Siamo ancora all’inizio del nostro cammino nell’incredibile mondo del cooperative care ma lui, proprio lui, è salito da solo sul divano, su mia richiesta si è messo in decubito nel nostro modo imperfetto ma funzionale di fare le cose, si è lasciato alzare la zampa, esaminare la zecca, tagliare il pelo lungo e folto che le stava intorno, manipolare con la pinzetta;
poi, essendo io imbranata, la zecca è ricaduta sul pelo folto e ho dovuto riacchiapparla con un kleenex, ho imbevuto la garza di bialcol puzzolente che gli ha fatto sollevare la testa e anche un sopracciglio per il disappunto ma poi, dopo aver esaminato la garza, ha deciso di fidarsi, di rimettersi giù tranquillo e lasciarsi persino disinfettare.
Tutto questo, solo ed esclusivamente con la sua totale assertività e collaborazione, nessuna forzatura, nessuna coercizione.
Dico lui eh, sempre quello di cui sopra, quello del calorifero, che prima si lasciava a malapena pettinare, e nemmeno dappertutto.
Tutto questo, tutto quest’impensabile “fare” facile come se avessi un cane qualunque, è frutto dell’insegnamento di Stefania, della sua bravura, della sua straordinaria competenza, della sua pazienza, della sua precisione e dell’attenzione con cui segue nel minimo dettaglio ogni suo binomio.

Aggiungo che, già qualche mese fa, dopo pochissimo tempo dall’inizio del corso, la sua (nuova) veterinaria ha potuto auscultargli tranquillamente il cuore durante una improvvisata ma necessaria sessione di cooperative care in ambulatorio.
Sì, sempre lui, quello del calorifero.
