“Cercavo supporto per vivere in armonia con il mio cane il tempo che avevamo ancora a disposizione”
Su Facebook leggo di “questo” programma pratico-teorico che sta per iniziare per cani e proprietari. Posti limitati. Perché il percorso è fatto come un abito cucito su misura per i binomi. Pochi partecipanti da seguire passo dopo passo, ognuno con un bagaglio di esperienze diverso alle spalle e con una loro individualità.
Decido subito di informarmi con l’organizzatrice del corso, Stefania Buonarota. La stessa istruttrice cinofila che sei anni prima portò inconsapevolmente un valore aggiunto nella relazione tra me e il mio cane, Nena.
Cercavo supporto per vivere in armonia con il mio cane il tempo che avevamo ancora a disposizione. Avevano diagnosticato a Nena un osteosarcoma nel setto nasale e quel giorno le promisi che avrei fatto tutto il possibile per farle vivere in serenità la vita che le restava. Desideravo proteggerla e risparmiarle quanto più possibile qualunque forma di stress, relativo alle viste veterinarie e soprattutto alle cure quotidiane. Questo era un aspetto che inizialmente non avevo neanche contemplato, scoprii solo dopo quanto invece aveva un “costo”.
Quando lessi del Cooperative-care erano trascorsi forse quattro mesi dalla diagnosi, il tumore cresceva ed iniziavano i primi sintomi “esterni” quindi quotidianamente e più volte al giorno c’era il momento “della pulizia” che consisteva, nella peggiore delle ipotesi, ad aspirare con una siringa i fluidi in eccesso. Queste cure venivano svolte in casa da me anche per evitare il veterinario il più possibile.
Sebbene Nena fin da piccola era stata abituata alla manipolazione e tollerava tante situazioni diverse, aveva cominciato ad accusare di questa “quotidianità”.
Riflettevo che prima della malattia Nena aveva il suo modo per tollerare situazioni particolari riuscendo poi a recuperare. Sfogava, compensava e recuperava. Ma la malattia aveva compromesso le possibilità fisiche per “sfogare, compensare e recuperare” infatti le passeggiate dovevano essere brevi perché annusare le procurava emorragie, incontrare gli altri cani era come andare in guerra perciò escluso, le attività sportive escluse, non riusciva ad usare più la bocca con la stessa intensità che le dava soddisfazione, perciò smise da sola di “uccidere” le palline da tennis. Insomma, pochi svaghi. Da 100 a 4 (passeggiate brevi, coccole, cibo, confort).
Quindi temevo che la sua tolleranza avesse un limite e che per superarlo non serviva molto tempo. Nena era un cane con una certa indole, intensa nelle emozioni e nella fisicità. E quando si superavano alcuni limiti non esitava ad esternare la sua polemica con l’aggressività. Obbligarla in qualcosa benché utile mi/ci creava conflitto. E non volevo nemmeno che la paura (reciproca) si insidiasse tra di noi. Lei non avrebbe dovuto provare paura di ciò che le avrei fatto ed al contempo non volevo che io finissi ad avere paura delle sue reazioni.
E il percorso di Cooperative-care ci ha permesso di vivere i cambiamenti imposti dalla malattia con una prospettiva diversa. Abbiamo imparato a collaborare nelle cure quotidiane.
I comportamenti di cooperazione inizialmente erano per lo più il mento sulla mano per la pulizia del muso e il seduto sotto le gambe per ingerire le medicine amare.
Le garze non rappresentavano più una minaccia ma un “attività” da fare insieme. Gli esercizi che facevamo erano un’occasione per fare-insieme e per conoscerci meglio in questo “nuovo contesto”. Imparò che non era lì per subire ma anzi, veniva ascoltata ed era anche entusiasta di dare il suo consenso, aveva di nuovo il controllo delle situazioni!!!! La “Controllora” era tornata!!
Proseguendo gli allenamenti mi venne anche il dubbio se quello che stavamo facendo era veramente collaborare o piuttosto un training dove “faccio bene così prendo il premio”. Nena era abituata a lavorare con il clicker e in quel periodo era ancora più attratta dal cibo per il cortisone sicuramente ma anche dalla noia. Concentrava tutta la sua giornata sul cibo. La busta del pane, la porta del frigorifero erano tutti pretesti per “fare qualcosa=mangiare”. Quindi non volevo che considerasse i nostri allenamenti per imparare un trick da proporre per ottenere cibo. Era necessario che lei fosse concentrata. E in questo solo un’ottima insegnante ti può aiutare. Ho avuto la conferma di quanta sicurezza infondevano a Nena quegli esercizi, quando in una visita veterinaria Nena ha proposto di sua volontà il segnale di cooperazione (il mento sulla mano) alla dottoressa che le stava per aspirare il fluido con la siringa. Aveva acquisito uno strumento per affrontare una situazione che “le era apparso di conoscere”, l’ha contestualizzato e l’ha usato!
Il percorso di cooperative-care non solo aiuta cani e proprietari nelle pratiche “scomode” quotidiane ma anche ad affrontare quei cambiamenti che eventi come una malattia o la vecchiaia portano inevitabilmente. Infatti, mi aiutò anche nei mesi successivi perché Nena dovette fare una tracheotomia a causa delle vie respiratorie ormai ostruite, e questo intervento costrinse nuovamente Nena a cambiare le sue abitudini.
Questa volta riguardava la pulizia della ferita che resta aperta quando si fa una tracheotomia e, soprattutto, il riposo. Le posizioni che assumeva solitamente per dormire e per rilassarsi ostruivano il passaggio dell’aria dalla trachea, perciò dovette adattarsi ad assumere posizioni che le consentivano di respirare.
Gli animali (noi compresi) abbiamo, chi più chi meno, la capacità di adattamento ma non sempre include anche un appagamento. Ecco, volevo che Nena si sentisse sempre e comunque appagata. Le “posizioni fattibili” erano “sdraiata a pancia in su”, “sdraiata a pancia in giù” ma su un pavimento senza tessuti, o sempre a “pancia in giù con testa e collo rialzati” (per il mio primo cane, un bouldogue inglese era normale assumere queste posizioni, respirava meglio ma Nena ci si è dovuta abituare, lei amava sdraiarsi di lato o acciambellarsi cosa che non ha potuto più fare perché la ferita della trachea si chiudeva e andava in apnea). Poi, era necessario farle cambiare posizione di tanto in tanto per non gravare sulla colonna. Intraprendemmo così anche delle sedute di ago puntura che l’aiutavano sia a fluidificare i liquidi sia a dare benessere alla colonna.
Questa sua maggiore autonomia e l’assenza di dolore la aiutavano a stare bene, a stare meglio.
Così durante il percorso di cooperative-care abbiamo introdotto nuovi comportamenti di cooperazione adatti a questo “nuovo contesto”. Tra i quali “zampe anteriori sulla tavoletta” per le sedute di ago puntura e per farla “riposare a pancia in su” abbiamo introdotto come segnale due cuscini dietro di lei dove si sdraiava al centro (segnale del tipo “ti prendo? così ti sdrai a pancia in su?). Se era un sì alzava le zampe anteriori da seduta (tipo orsetto) e si lasciava prendere da me (questo comportamento abbiamo iniziato a farlo spontaneamente, i cuscini sono stati inseriti come segnale di richiesta).
Non solo gli “allenamenti” erano una gratificante attività per Nena ma hanno permesso di creare una relazione in cui eravamo entrambe al sicuro, in cui ci fidavamo.
Quando rispetti il tuo cane non lo prendi così dal nulla per metterlo a pancia in su. Non lo sgridi se non riesce a restare immobile per cinque minuti per consentire al medico di manipolarlo (non da difronte ma dal posteriore) per inserire gli aghi per la terapia.
Quando vuoi rispettare il tuo cane impari a chiedere. Il Cooperative-care aiuta anche in questo.
E ai proprietari, quelli belli, dà la certezza che quando chiedono al loro cane uno sforzo, lui ne è consapevole e se lo fa è perché ha accettato liberamente di farlo. Sai che non ti sta subendo. Che non lo sta facendo perché ha paura delle conseguenze di un suo rifiuto o perché non ha scelta. Ma perché quello che sta facendo lo conosce, sa che può farlo, che è bravo in quello e che lo sta facendo con te. Non per te.
E siamo riuscite a fare una seduta di ago puntura in-cooperative io, Nena e il medico! E vederla sicura di sé in quello studio veterinario è stata la gioia più grande per me!
Credo che chiunque viva con un cane debba informarsi sul Cooperative-care, e almeno intraprendere il percorso base con una professionista. Se lo meritano i cani che noi abbiamo scelto di includere nella nostra vita e per questo non dovrebbero mai “subire” nella convivenza con noi.
Grazie Stefania
Giorgia&Nena
